Creazioni

Superchicche e Twerking | La giusta reazione

Oooh, un post che non riguarda i videogiochi su questo blog, alleluia alleluià!

Ma avviso che non è niente di che, è una cacchiatella che spero troverete divertente. Vedete, nel corso degli ultimi anni, una delle cose che avrei sempre voluto provare, anche solo per poco, è quella di fare qualche video di doppiaggio amatoriale. Quello del doppiaggio è un mondo che mi affascina, quindi è naturale avere voglia di fare un tentativo, seppur piccolo…e il mondo mi ha dato occasione di fare qualcosina a riguardo.

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Giochi

Dark Souls e i suoi boss, parte 2

ATTENZIONE: IL SEGUENTE ARTICOLO PRESENTA SPOILER. SI CONSIGLIA DI NON LEGGERE A CHI DOVESSE ANCORA GIOCARE IL TITOLO IN QUESTIONE. IN OGNI CASO, LODE AL SOLE.

Ed eccoci al secondo episodio di questa riflessione che ho deciso di intraprendere su quello che sono stati per me i vari boss del primo Dark Souls. Sì, so esattamente quello che state pensando: nella vita, c’è decisamente qualcosa di molto più utile di una lunga digressione su un gioco uscito ormai anni fa, ma chi cazz se ne frega, il 3 ormai è alle porte, l’anno scorso è uscito BloodBorne (che, a proposito, was fucking robbed in ogni premioh di gioco dell’annoh!!!111!11!!!1), etc. etc. Però, c’è da dire che di questo titolo si parla ancora adesso: è vero, Demon’s Soul è venuto prima ed ha preparato il terreno con il suo status di titolo dalle vendite non alte (e ricordiamoci che Sony neanche l’ha pubblicizzato qua da noi, nonostante fosse un titolo finanziato da lei; ci hanno dovuto pensare Atlus e Bandai Namco) ma con un apprezzamento elevato, però è stato il primo Dark Souls a far esplodere la fama a livelli altissimi (sussurrando, direi anche in modo ossessivo), a scatenare la “Souls-mania”, quindi a mio parere non è così idiota parlarne anche adesso.

Oppure sono solo giustificazioni abbastanza fragili, ma in ogni caso fa niente, il viaggio continua. Per chi si fosse perso il primo episodio, lo potete trovare qui nella home, esattamente sotto questo articolo. Per tutti gli altri, vicini e lontani, si riparte.

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Giochi

Dark Souls e i suoi boss, parte 1

ATTENZIONE: IL SEGUENTE ARTICOLO PRESENTA SPOILER. SI CONSIGLIA DI NON LEGGERE A CHI DOVESSE ANCORA GIOCARE IL TITOLO IN QUESTIONE. IN OGNI CASO, LODE AL SOLE.

Dark Souls: Prepare to die edition è stata un’esperienza che non dimenticherò: essere buttati in un mondo dall’aspetto medievale e misterioso sin da subito, senza indicazioni troppo precise (messaggi lasciati da altri giocatori a parte…che sono abbastanza utili in vari momenti) e, ad un certo punto, dove c’è una inaspettata libertà su dove andare, sul cosa fare (non completa, visto che c’è il Ricettacolo delle Anime che aspetta di essere saziato, ma è ben presente). Tanta libertà generata proprio dal fatto che le indicazioni precise sulle azioni da seguire sono poche; la scoperta del mondo, del senso del mondo, e le scelte che ineriscono più all’etica del giocatore sono lasciate al giocatore stesso. Queste comportano conseguenze: ad esempio, se uccidi un negoziante – tipo il fungo dei Giardini Reali – e avrai sì un materiale o un oggetto interessante, ma non potrai acquistare da lui oggetti che potrebbero essere utili per una imminente battaglia contro un boss. Ovviamente, non posso dimenticare che questa esperienza è resa ancora più immersiva dalla difficoltà dell’affrontare questo mondo fatto di borghi e di bassifondi, di chiese e di foreste spettrali, dall’alto della fortezza alla lava delle caverne; senti davvero di essere perduto in un mondo ostile, dove tutte le probabilità sono contro di te, dove ti senti perso e abbandonato. La miglior desolazione possibile. Ovviamente, un ruolo importantissimo nell’immersione nel mondo viene interpretato dai nemici più forti e temibili…perchè se, nel mondo reale, dopo la nebbia, puoi trovare il sole, in Dark Souls puoi trovare la disperazione, perchè può essere l’accesso ad una bella sfida contro un boss.

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Giochi, Random

La sublimazione della decadenza moderna ft. Mii

Nintendo e mobile, l’incubo di tanta gente (me incluso), almeno prima di vedere i piani così delineati da Iwata lo scorso Marzo, ovvero: mobile come mezzo per promuovere le proprie IP , i propri giochi più “tradizionali” e le proprie console, con tanto di primo riferimento alla nuova piattaforma, NX, per palesare ulteriormente la volontà della casa di Kyoto di NON abbandonare il mercato tradizionale. NX di cui, tra l’altro, ho una diapositiva in esclusiva mondiale

Ora, ad esattamente un anno di distanza dall’annuncio della business alliance con DeNA (non un anno tanto per dire, un anno esatto: il 17 Marzo 2015 si è svolta la conferenza in merito), Miitomo è uscito sia su AppStore che su Google Play, in Giappone; l’uscita Occidentale sarà comunque entro Marzo, quindi nei prossimi giorni. La prima applicazione di Nintendo per dispositivi mobile…fa stranissimo anche solo vedere il trailer con il logo Nintendo su uno smartphone. Una social app, di messaggistica / style, con acquisti in-app concentrati su (appunto) acquisto di capi d’abbigliamento e partite nello Sgancia Mii, per avere capi esclusivi o caramelle per ulteriori conversazioni. In ogni caso, il titolo dovrebbe farvi capire che questo, nonostante l’inizio abbastanza professionale, non vuole essere un post serio. C’è tempo e c’è luogo (ma anche lago, altrimenti Scanu s’incazza) per un’analisi più approfondita, soprattutto quando poi sarà uscito da noi ufficialmente. Nono, questo è il luogo dove si prendono cassette di bottiglie d’acqua, pop corn, lattine di Coca-Cola o birra, si chiamano gli amici – o meglio, se proprio si vuole, magari stanno facendo roba più importante come vedere il sedere di Enzo Salvi all’Isola dei Famosi o uno dei mirabolanti giochi di parole e/o battute degli sceneggiatori di Striscia, ma comunque – e si assiste a possibili incubi che faranno parte delle vostre prossime notti insonni. O possibili scatenatori di grasse risate anche solo al pensiero. O un mix delle due, nessuno ve lo vieta.

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Giochi

Per fare un capolavoro, ci vuole un fiore. Per fare un fiore, uno scheletro.

 

ATTENZIONE: IL SEGUENTE ARTICOLO CONTIENE SPOILER DOPO IL SALTO, CHI DOVESSE ANCORA GIOCARLO E’ AVVISATO

I giocatori di vecchio pelo sanno fin troppo bene di cosa sto per parlare, il titolo è un riferimento abbastanza preciso. E non voglio nasconderlo troppo a lungo: questa è stata la prima volta che l’ho giocato, dopo averne sentito parlare tanto, con entusiasmo sempre importante. Quindi sì, se volete insultarmi perchè ho aspettato così a lungo per dedicarmici, siete liberissimi di farlo. Anche perchè, ad essere sinceri, un pò anch’io insulto me stesso per non averci giocato prima…il che non sarebbe, teoricamente, così inusuale, dato che la lista dei titoli ottimi o straordinari che mi mancano all’appello è lunga quanto una delle tante liste dei debiti di Paperino. La passione per i videogiochi si è intensificata fortemente poco meno di una decina di anni fa, grazie a Super Smash Bros. Melee…ma questa è un’altra storia. E sì, ho usato un paragone disneiano / fumettistico poco fa, e non è neanche così assurdo parlare di Disney visto chi ha sviluppato il titolo che ho giocato, ovvero – basta tirarla per le lunghe – Grim Fandango Remastered.

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Giochi

Sopra la panca, la capra campa; sotto la panca, io crepo

Nelle ultime settimane, grazie ai recenti saldi Steam per il Capodanno Lunare Cinese (conseguenza di un mondo sempre più globalizzato dove si tiene grande considerazione anche in Occidente del Capodanno cinese? Ovvio, e ringrazio per gli sconti senza problemi), ho avuto la possibilità di acquistare un titolo che avevo voglia di giocare da molto tempo, il primo Dark Souls. Non è il primo titolo “Souls” che gioco; ho già avuto una bellissima esperienza (soprattutto dopo l’inizio aspro ed arcigno) con Demon’s Souls su PS3 (anch’esso preso sul PSN grazie ad altri saldi). Demon’s mi era piaciuto così tanto che, cosa che non avrei mai pensato all’inizio dell’avventura, mi era venuta voglia di iniziare il New Game+, per vedere fino a dove arrivavo. Ammetto di essermi fermato molto presto, ma ciò non toglie nulla a quanto mi sia piaciuto l’origine di quello che, negli anni, è diventato a tutti gli effetti un sottogenere degli Action RPG, dove la storia narrata è al minimo e il lore è al massimo, dove, spesso, anche una singola mossa sbagliata può portare alla rovina, e dove domina il concetto delle anime / echi di sangue che perdi quando vieni sconfitto, e che perdi definitivamente quando sei sconfitto nuovamente senza averli recuperati. Aaah, le bestemmie e i paradisi crollati dal cielo quando un nemico mi ammazza proprio a due passi da dove avevo lasciato 10, se non 20.000 anime. Aaah, le lacrime di disperazione, che bello.

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Comunicazioni

Il ritorno, dopo un anno

E’ passata una eternità dall’ultima volta. E io che volevo un blog dove esprimermi in vari modi, sperando di non fare pause troppe lunghe da un post all’altro…

…AHAHAHAHHAHAHAH.

Purtroppo, devo essere sincero: non ci ho più pensato. E non perchè, fino ad ora, è stato visitato molto poco. Frega il giusto, specialmente all’inizio (e io neanche ho iniziato, ammettiamolo). Ho provato a promuoverlo via Twitter, via forum dove posto, ad amici, ed ho ottenuto qualche risultato, ma i numeri sono ovviamente piccoli. Però, ripeto, adesso non mi interessa molto. Allora, perchè? Una risposta potrebbe essere che lo studio universitario mi ha preso e, tra un esame e l’altro, arrivando dritti fino ad una Laurea Magistrale ottenuta lo scorso Dicembre, non ho avuto proprio tempo per divertirmi. Ma non è completamente vero (anche se gli ultimi mesi, la preparazione della tesi stessa…molto pesante. Lavorarci anche di notte, con svariate notti passate a sviluppare la tesi stessa, fino alle 3 senza problemi, è stato massacrante). Allora, è perchè (rimanendo in tema con uno degli argomenti principali del blog…almeno nel piano originario) ho giocato tanto? Sì e no. Allora, è perchè ho passato più tempo con amici e famiglia? Non direi che fosse così impossibile scrivere. Quindi, tutti i fattori combinati? Naah. Allora, è tutta colpa del merdosissimo E3 di Nin- no. Semplicemente, mi è mancata la voglia di scrivere e, col passare del tempo, mi è letteralmente passato di testa il blog. L’anno passato videoludico ha avuto tanti avvenimenti dei quali avrei potuto parlare (anche cose che mai avrei sperato di vedere, cioè la morte di Iwata), o argomenti sui quali avrei potuto e voluto esprimere un parere (l’anno dei sogni che si realizzano, dal Manzanarre al Reno. No, sul serio, l’E3 Sony è stato assurdo da questo punto di vista, ed è stato l’esempio più clamoroso. Speriamo che i sogni non siano fuffa), e se ci estendiamo ad un panorama di attualità, apriti cielo (soprattutto in negativo), ma la mancanza di voglia ha vinto, ammetto la sconfitta.

Ora, però, siamo nel 2016. Anno nuovo, vita nuova, si dice spesso. E può anche essere così per alcuni. Una delle mie speranze per quest’anno è essere molto più presente con questo blog, con contenuti di vario tipo. Riuscirò a farcela? Soprattutto con la nuova idea che mi è venuta, ovvero aprire un blog parallelo (non lo stesso blog, non gli stessi contenuti. E no, non è Reggie a dirlo), ma in inglese? Eh, ci proverò. Sono il primo curioso di vedere come andrà, se riuscirò nell’intento.

Magari è speranza vana, magari no. Almeno, se le cose dovessero andare a Sud in modo irreparabile, potrò dire che un post nel 2016, almeno uno l’ho fatto, ma vieni! Seriamente però, spero di riuscire ad offrire a chiunque mi segua qualcosa che sia interessante/divertente/anche solo non male, soprattutto senza aspettare secoli per un nuovo post. Troppi “spero”, però…vediamo di riuscire a trasformarli in realtà.

 

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